Pubblichiamo in due puntate la versione integrale dell’articolo di Carmine Urciuoli “Femmenelle alla riscossa” pubblicato su Pride di Giugno. La seconda parte è qui

festa di compleanno negli anni ’60: da destra la Tacchina, la Stella, Ninò, a Jurar, a Vicenza. Ninò è stato antiquario famoso e viaggiatore prima che facesse perdere le tracce di sé.


[1] L’antica femmenella napoletana (nell’uso era o’femmenella, il maschile, femminiello, è inesatto e moderno) è una rarissima se non l’unica figura dalla sessualità non normativa integrata in un contesto urbano di cui si ha documentazione.

Anche se femminelle riemergono in manifestazioni popolari tuttora celebrate come la tammurriata a Montevergine nel giorno della Candelora o la tombolata nel periodo natalizio, o in leggende come lo spusarizio mascurino (il matrimonio tra maschi), di cui narra l’antropologo Abele de Blasio, o la figghiata, di esse si parla spesso in modo impreciso e senza il rispetto che spetterebbe a queste storie, tracce di religiosità che affondano le loro origini nella civiltà greca su cui si fonda la napoletanità, cultura dell’unica colonia della Magna Grecia diventata metropoli, anche per questo il termine femmenella viene oggi usato in senso dispregiativo, come un insulto verso l’omosessuale passivo o che ha atteggiamenti effeminati.

foto degli anni ‘70 realizzata in un ristorante dove si celebrava il matrimonio dei femminielliPer un recupero antropologico e documentaristico di questa cultura è nata oggi l’associazione AFAN, Associazione Femmenell Antiche Napoletane, fondata lo scorso aprile da Luigi Di Cristo (l’indirizzo è AFAN c/o Fortunato Richiamo, via V. Veneto 54, Torre Annunziata 80058 Napoli, mail luigidicristo@hotmail) che ha come finalità la “costituzione di un centro di documentazione, raccolta e conservazione della storia del femmenella napoletano dimenticato, ignorato, e tenuto nascosto nella sua unicità territoriale”.

Il femmenella era anni luce lontano dalla dimensione politica che conosciamo oggi, con manifestazioni come il Femminiello Pride al Partenio, il monte irpino su cui sorge il santuario di Montevergine.

“Quello che succede oggi a Montevergine ha carattere politico - ci dice Di Cristo - La femmenella, composta nella fede, era invece parte del popolo che andava sul Partenio e rappresentava più l’aspetto, diciamo, comico del pellegrinaggio. Accanto agli autobus che partivano per Montevergine, con la foto della Madonna, ce n’erano degli altri con fiori di carta e ghirlande, lì c’era la mano della femmenella, capace di portare nella ritualità qualcosa di colorato e lieto. Anche il rito dello spusarizio non va inteso in senso politico, di rivendicazione ante litteram, e della celebrazione di una unione tra due persone dello stesso sesso”

“Loro piuttosto con questi riti esortavano i popolani all’unione, mentre legata alla stagione del grano era la figliata”, il rito del parto simbolico descritto da Curzio Malaparte nel libro “La Pelle” del 1945, che è il primo testo (cui seguiranno Patroni Griffi, De Simone e Ruccello) in cui compaiono figure omosessuali dopo la censura imposta dal regime fascista, che portò autori come Raffaele Viviani, ritrattista enciclopedico nelle sue opere delle figure del popolo, a tacere di questo solo personaggio. Censura fascista che portò anche al confino molte femmenelle (si veda il documento riportato dallo studioso Giovanni Dall’Orto sul suo sito).

Con la nascita dell’AFAN si scrive una pagina di storia che mancava per la comunità omosessuale.

“L’AFAN non è a scopo di lucro, ma ad uso di persone che fanno ricerca, raccogliamo i documenti per mantenere una storia, una memoria di comunità, noi femminelle siamo antiche, siamo sopravvissute come cultura nei secoli - ci dice sorridendo Di Cristo - Abbiamo un piccolo archivio, continueremo la nostra ricerca nel nostro territorio e cerchiamo qualsiasi contributo chiunque volesse offrirci”

Ritratto di Russulella negli anni ‘60; oggi ha 70 anni e vive, perfettamente integrata, ai Quartieri Spagnoli di NapoliCollaboratore di Babilonia negli anni ‘80, Di Cristo ha iniziato a viaggiare, prima in Olanda poi in Marocco, dove ha conosciuto l’antropologo Georges Lapassade, ed il giornalista Gianni De Martino, e si è unito alla loro ricerca sulla musica Gnawa, durante la quale ha avuto modo di confrontare le omosessualità del Mediterraneo.

“La femmenella si ritrova in tutta l’area mediterranea, ma nei paesi mussulmani, tranne rari casi, è un essere da considerare malato, in alcune famiglie a volte si tiene nascosto e rinchiuso per tutta la vita - ci dice - Napoli invece è davvero una città particolare, il napoletano ha una storia antichissima, fatta prima di tutto di grande tolleranza, che ha portato la cultura napoletana ad incorporare naturalmente, dal basso, tutte le diversità e le cose che vengono da fuori.

Anche se c’erano tante “regine” tra le femmenelle, la femmenella non è mai stato con i re ma con i pescatori, i contadini ed è parte integrante di questo tipo di popolo, è parte integrante della sua cultura, mai quella della cultura cosiddetta alta”

[fine prima parte] [seconda parte]
foto: archivio AFAN, per gentile concessione

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